Documento della Società Chimica Italiana (SCI) sui problemi e sulle prospettive della ricerca chimica in Italia, approvato dal Consiglio Centrale nella sua riunione del 26 Marzo 2010

La SCI rappresenta con i suoi circa 5.000 soci la più grande Società scientifica italiana. I soci della SCI, che per circa il 30% hanno meno di 35 anni (soci junior), provengono dall’accademia, dall’insegnamento nella scuola superiore, dalle istituzioni di ricerca pubbliche e private compresi i laboratori di ricerca dell’industria, dagli enti di controllo, dalla professione. Al suo interno sono rappresentati tutti i settori della disciplina. In un quadro generale ove non esistono altre società scientifiche di area chimica di tali dimensioni e di sì ampia copertura del nostro settore, è ragionevole ritenere che la SCI rappresenti complessivamente tutta la realtà della scienza chimica nel nostro paese.

Questo documento vuole rappresentare il disagio che sempre più si avverte profondo nel nostro ambito culturale, per la sottovalutazione di cui è oggetto la ricerca chimica da parte delle Istituzioni e dei Governi del nostro Paese. In un’economia dei paesi occidentali che sempre più chiaramente è ritenuta “knowledge based”, in uno sviluppo degli investimenti in ricerca in Europa guidati dagli obiettivi del trattato di Lisbona, nella attuale grave contingenza economica internazionale da cui uscirà vincente quella società che presenterà al mercato i prodotti tecnologicamente più avanzati, appare estremamente grave l’attuale situazione degli investimenti per la ricerca in Italia, per la ricerca chimica in particolare, marcatamente inferiori a quelli degli altri Paesi avanzati.

La scienza chimica del nostro Paese ha sempre occupato una posizione preminente nell’agone internazionale, per quanto riguarda sia la ricerca accademica e degli enti di ricerca, sia la ricerca in ambito industriale. Ad essa si è sempre accompagnata la preparazione universitaria di alta qualità del giovane ricercatore. Ne sono testimoni il livello sempre elevatissimo, costantemente ai primi posti in Europa, della produzione scientifica (numero di pubblicazioni; citazioni delle stesse attestate dai parametri internazionali; inviti ricevuti dai nostri scienziati ai congressi internazionali) nonché la continua presenza di nostri giovani in università straniere per frequentare ivi corsi di dottorato e ricoprire posizioni di post-doc, e spesso il loro successivo inserimento all’estero nei ruoli della ricerca accademica e privata in posizioni di assoluto rilievo.

Si vuole qui mettere in evidenza, quale corollario di quanto appena affermato, il grado di depauperamento culturale ed economico che consegue al fenomeno della cosiddetta “emigrazione dei cervelli”, particolarmente pronunciata nel nostro settore, con un conseguente investimento a perdere della società italiana nella educazione e preparazione dei propri giovani! Ad esso non corrisponde un analogo e inverso ingresso in Italia di ricercatori dall’estero, a causa della scarsa attrattiva di un Paese in cui la ricerca, e la ricerca chimica in particolare, non è adeguatamente sostenuta dallo Stato.

La SCI ritiene che nella attuale visione della scienza non si debba più differenziare la ricerca in “ricerca di base” e “ricerca applicata”, in quanto la fertilizzazione incrociata, il travaso di know how ed il trasferimento dei prodotti tra questi due ipotetici ambiti è tale da annullare ogni possibile distinzione. In questo senso è inimmaginabile riservare la prima all’ambito accademico, per esempio, e la seconda a quello più strettamente industriale. Allo stesso tempo, i finanziamenti destinati alla cosiddetta “ricerca applicata” non possono essere limitati ad applicazioni a breve o brevissimo tempo, ma devono prevedere anche progettualità a medio e/o lungo termine. Infine non è ipotizzabile l’identificazione aprioristica di un numero limitato di istituzioni privilegiate presso cui promuovere e finanziare prevalentemente, se non esclusivamente, la ricerca così come la didattica (comprese le scuole di dottorato), a scapito di istituzioni meno dimensionate o operanti in settori di nicchia. E’ ben noto infatti che la cultura, e la ricerca chimica vi appartiene con pieno diritto, ha ottimi strumenti per incentivare e promuovere se stessa sulla base della qualità della proposta (valutazione del progetto) e della qualità del risultato (valutazione ex post), senza alcuna necessità di stabilire a priori chi merita e chi no, su basi giudiziali di tipo quantitativo e dimensionale. Non ultimo, in una logica rigorosamente darwiniana, è la stessa ricerca che elimina dal suo interno gli elementi improduttivi, promovendo invece quella che offre benefici al sistema e premiando coloro che la praticano. In questa logica è sicuramente con soddisfazione che occorre notare come negli ultimi anni i finanziamenti cosiddetti “a pioggia” non siano più operativi, avendo lasciato alla valutazione (sia pur nella perdurante scarsità dei finanziamenti stessi) il compito della selezione. Si rileva, comunque, che una minima entità di finanziamenti è necessaria per tutti coloro che svolgono attività di ricerca.

Il punto che riteniamo centrale, sulla base di quanto esposto, è la messa in opera al meglio della loro potenzialità di sistemi di valutazione corretti e funzionali, se occorre prendendo esempio dagli analoghi (agili!) meccanismi già operativi in altri paesi. Su tale punto la SCI si dichiara a disposizione per offrire la propria esperienza a livello internazionale.

In conclusione la SCI, con il presente documento (approvato dal Consiglio Centrale della Società - suo massimo organo istituzionale - nella seduta del 26 marzo 2010) esprime il proprio punto di vista nei termini seguenti:

• al fine di mantenere alto il livello scientifico e tecnologico del nostro Paese, la ricerca chimica in Italia, pubblica (Università ed Enti di Ricerca quali, ad esempio, il CNR) e privata (ad esempio la ricerca farmaceutica - attualmente in grande sofferenza, la ricerca nanotecnologica e dei materiali - pretestuosamente assegnate ad altri settori, quella sull’energia e sull’ambiente, o la chimica fine in generale), deve essere incentivata al massimo livello, in linea con gli standard degli altri paesi industrializzati, tramite adeguati finanziamenti da parte dello Stato;

• questi finanziamenti devono essere attribuiti unicamente sulla base di moderne procedure di valutazione che tengano in considerazione la qualità della proposta e la sua praticabilità scientifica da parte del gruppo proponente;

• il giudizio sul risultato, sul corretto e produttivo utilizzo dell’investimento in ricerca, può e deve essere affidato a strumenti di valutazione internazionalmente riconosciuti;

• è doverosa e fondamentale la presenza della rappresentanza chimica all’interno dei vari organi di consulenza e governo della ricerca, come, ad esempio, il Comitato di Esperti per la Politica della Ricerca (CEPR);

• le scuole di dottorato, eventualmente attivabili anche in una logica interuniversitaria e con il coinvolgimento dei più importanti enti di ricerca, vanno promosse ed adeguatamente finanziate per formare giovani scienziati in grado di creare un futuro scientifico e tecnologico per il nostro Paese, e per poter competere a livello internazionale;

• la SCI ritiene, infine, che sia imprescindibile la propria partecipazione, almeno a livello consultivo, nel momento della formazione e nomina da parte governativa dei rappresentanti italiani negli organismi scientifici nazionali ed internazionali.


Luigi Campanella Presidente SCI
Vincenzo Barone Presidente Eletto
Francesco De Angelis Past-President

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