La Questione Morale all’Università

Caro Presidente,

Capisco il tuo imbarazzo: è come sollevare il coperchio su qualcosa che benché noto, forse si vorrebbe continuare a non vedere. La questione morale all'università ha molti aspetti, come tu dici: in questi giorni sale la protesta per i tagli, ma se i cittadini sapessero come a volte vengono sperperati i loro soldi, la scure farebbe ancor più male.

Di tutte le negatività da te elencate, la peggiore è forse quella che per fare carriera non sia necessaria una competenza forte.
Da alcuni anni utilizzo l'allegata mappa, chiedendo agli studenti di individuare le bestialità in essa contenute. Questa mappa, fatta da un prestigioso collega, e' stata utilizzata in un atto ufficiale, con minime variazioni, da un'altra collega.

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Questo è il problema della preparazione di chi insegna. Anni fa sono stati pubblicati su La Chimica e l'Industria i compiti scritti che alcuni colleghi proponevano in scuole in Africa, e si è preferito guardare dall'altra parte facendoli passare come scherzo.

Sai come vengono fatte le commissioni per i concorsi: è da li che forse bisognerebbe ripartire. La formazione all'insegnamento e la preparazione disciplinare di noi docenti devono diventare importanti nelle carriere: pensare che si diventa bravi insegnanti con la ricerca di valore è retorica. Purtroppo a volte la ricerca è di così basso valore che non giustifica lo spreco della carta su cui e' scritta, e parlo con cognizione di causa.

Si parla con sempre più convinzione di Scholarship of Teaching & Learning (anche in documenti dell'ACS): l'idea è che la condizione necessaria per insegnare è quella di conoscere la chimica. Ma questo non basta: è anche necessario conoscere come insegnare in modo che gli studenti imparino sul serio.

Per sperare di portare la comunità dei chimici ai vertici internazionali di eccellenza nella ricerca e nella didattica, cosa si dovrebbe fare?

Grazie.

Cordiali saluti, Liberato Cardellini
(libero@univpm.it)

Messaggio della Lista di Posta elettronica della Società Chimica Italiana.

Cari Colleghi

ho riflettuto a lungo prima di scrivervi, ma poi ho pensato che fosse mio dovere farlo. Grazie ad un messaggio dell’amico Mimmo Spinelli ho avuto la possibilità di ascoltare una trasmissione della serie “Radio anch’io” dedicata all’Università italiana a partire dal recente libro di Perotti, oggi letto e discusso in varie sedi.

Hanno partecipato al dibattito, coordinato da un giornalista RAI, rettori, presidi, professori,opinionisti, politici.

È emerso un quadro veramente drammatico e che giustifica l’atteggiamento negativo verso l’Università da parte della Società civile: clientele, nepotismi, interessi privati, favoritismi sono stati denunciati a più riprese anche durante la trasmissione ascrivendone la responsabilità, a seconda dell’interlocutore, a regole poco chiare nei concorsi, alla carenza di risorse e di sbocchi occupazionali, al precariato spinto ma, soprattutto alla mancanza di principi morali.

Cioè la questione etica è risultata quella più urgente da risolvere soprattutto se vogliamo rendere virtuoso il rapporto fra la comunità universitaria e quella civile e sociale, soprattutto nella sua componente giovanile, È vero che i settori disciplinari sotto accusa sono più quelli vicini alle attività professionali, in particolare economia e medicina, ma nessuno credo si debba tirare indietro nel tentativo di rendere possibile questa trasformazione per certi aspetti la più rivoluzionaria che si possa immaginare.

Questo pone in evidenza come conseguenza la necessità di valutazioni e concorsi trasparenti, della semplificazione dei settori disciplinari, della esecuzione di atti procedurali garantiti.

Con questo punto collego la trasmissione radiofonica alla riunione del tavolo CUN-SCI presso la SCI del giorno 8/10/2008. In tale riunione è stata discussa la importante lettera del Ministro ai membri del CUN relativa ai criteri da adottare sia nei concorsi universitari sia nelle assegnazioni dei fondi PRIN per rendere tutto trasparente e sottrarre le valutazioni a criteri clientelari e troppo soggettivi.

Voglio chiudere quindi con un messaggio: cercheremo di contribuire al lavoro difficile dei membri del CUN che dovranno rispondere alla lettera del Ministro e quindi attraverso la consultazione proveremo ad individuare indici e criteri scientifici, didattici, organizzativi, ma il contributo maggiore che potremo dare è quello di fare rispondere il nostro operato a criteri etici e morali, rispettosi delle regole del vivere civile e di quelle della comunità nella quale ci riconosciamo, anteponendo gli interessi dell’istituzione e della comunità a quelli del singolo (sia questa una persona fisica oppure una singola struttura).

È vero che per le distorsioni rispetto a questo non è certamente la nostra disciplina la più responsabile, ma farsi guida e portabandiera in questo processo significa dimostrare una responsabilità sociale di cui andrei, come presidente SCI, fiero.

Grazie e cari saluti a tutti

Luigi Campanella

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