Il CC della SCI su proposta del Presidente ha deciso di valutare la possibilità di organizzare una manifestazione in grado di suscitare interesse verso la Chimica da parte dei non addetti ai lavori, in particolare i giovani. Ciò allo scopo non solo di informare il pubblico sul ruolo e l'importanza della Chimica nella vita di tutti i giorni ma anche per accrescere il consenso e il gradimento sociale nei confronti delle Scienze Chimiche.
Dopo un recente messaggio sull'argomento inviato dal Presidente a tutti i Soci tramite SCI-List, il Forum si propone di raccogliere i contributi dei Soci in particolare sui seguenti punti:
1) Ritenete che il Festival della Chimica debba essere una manifestazione organizzata a livello nazionale (stabile o itinerante?) oppure la sommatoria di più iniziative locali ovviamente tra loro coordinate a livello nazionale?
2) A vostra conoscenza esistono già iniziative che possano essere utilmente impiegate allo scopo?
3) Proposte e suggerimenti.
È accettato ormai da tutti: in Italia c'è carenza di cultura Chimica. Ma gli indicatori che si utilizzano per pervenire a queste conclusioni non sempre sono espressioni di questa situazione: numeri di laureati chimici, di ricercatori, di professori sono certamente espressione di uno stato di sofferenza, ma anche di una realtà osservata limitatamente alla fascia emergente, ai cosiddetti addetti ai lavori.
Le % di attenzione della stampa quotidiana (2%), della TV (4%), dei settimanali (11%) non possono farci dimenticare altri numeri con quelli dei musei scolastici nati in questi ultimi anni, come quelli delle iniziative in periferia finalizzate alla diffusione della cultura scientifica a valorizzare un quadro di sostanziale disomogeneità fra cultura scientifica e cultura chimica. È vero che è più facile riempire la cultura scientifica di connotati ambientali o medici, ma dietro questi che altro c è se non chimica? E tuttavia la comunità chimica può e deve fare di più ad esempio valorizzando gli aspetti didattici della propria disciplina, scienza da mostrare più che da leggere, ad esempio cominciando ad aggettivare come chimica anche la vigilanza, la protezione visto che l inquinamento e le armi sembrano solo di natura chimica, ad esempio caratterizzando l industria chimica in senso positivo (posti di lavoro,
economia, produzioni avanzate), ad esempio caratterizzando il chimico non come un opposto del biologico o del naturale.
Un punto importante diviene allora la comunicazione che come comunità dobbiamo fare filtrare verso l esterno, verso la società civile nei nostri sforzi a difesa del cittadino, sulle nostre tecniche di risanamento ambientale, sulla nostra vigilanza attraverso indicatori chimici della salute, sulla nostra capacità di monitoraggio alimentare e di protezione dei Beni Culturali, sulla possibilità che la chimica offre di superare definitivamente la sperimentazione animale come metodo di valutazione di tossicità, così rispondendo prima fra le discipline scientifiche - ad una precisa richiesta dell Unione Europea.
“Come sia possibile che la chimica, scienza che più di ogni altra influenza la vita di tutti i giorni, sia così poco considerata e spesso nascosta al grande pubblico?”
si deve partire da questa domanda a cui si possono dare differenti risposte. Alla base, possono esserci problemi di immagine: le scienze che oggi si “vedono meglio” sono caratterizzate da una grande idea, attorno alla quale ruotano molte delle ricerche innovative che si fanno in quel campo. i fisici teorici cercano di unificare le forze, i biologi classici si interrogano sull’evoluzione della vita, i bioastronomi vogliono scoprire se siamo soli nell’universo: queste sono tutte sfide che affascinano anche i profani e che giustificano gli investimenti di tempo e gli investimenti nella ricerca.
Alla chimica, invece, sembra che attualmente manchi un importante progetto sul quale tutti i chimici possano lavorare.
Non solo: mentre non si parla di una “industria fisica” o una “industria biologica”, l’industria chimica è una realtà, purtroppo, spesso invisa all’opinione pubblica per ignoranza ed a causa degli eccessivi inquinamenti ambientali, fin troppo sbandierati.
Così si spiega anche l’allarme lanciato a settembre in occasione dell’incontro annuale dell’American Chemical Society, a New York: il numero dei laureati in chimica degli Stati Uniti è sceso dell’otto per cento tra il 1997 e il 2001. I partecipanti all’incontro sono stati concordi nell’individuare tra le cause della crisi anche la poco attraente immagine pubblica della chimica, soprattutto se confrontata a quella di discipline apparentemente più interessanti, come le nanotecnologie e la biologia molecolare avanzata. Anche nelle nostre Università, il numero degli iscritti a Chimica, per i diversi orientamenti, risulta deficitario.
Per cercare di trovare il loro ruolo nel panorama scientifico, il dr. Harry Kroto, presidente della Royal Society of Chemistry in Gran Bretagna, e premio Nobel per la chimica nel 1996, ha individuato anche una possibile “grande idea” verso la quale convogliare gli sforzi dei chimici e l’attenzione del grande pubblico: “Il problema più importante per il futuro è la sostenibilità. Forse la sfida più grande è trovare il modo di sostituire i combustibili fossili con sorgenti alternative. È tutto nelle nostre mani” dove con nostre si intendono quelle dei chimici.
L’energia è il vero “motore” della nostra civiltà tecnologica, quindi il chimico può e deve avere un ruolo da protagonista, essendo la sua professionalità, oggi più che mai, al servizio della qualità della vita e, quindi, innanzitutto dell’ambiente e dell’energia, ma anche di salute e qualità alimentare.
Si fa un gran parlare di tutto ciò in convegni, articoli, mostre; se, però, spostiamo lo sguardo sulle realizzazioni concrete, vediamo che si può fare ancora molto di più su tre piani: comunicazione, formazione, cultura, partendo da un’esigenza: mostrare e dimostrare. Leggere infatti aiuta ad ascoltare, ma vedere conta ancora di più.
gianmaria.bonora scrive:
Penso che la manifestazione debba essere organizzata a livello nazionale per garantire sia la partecipazione dei diversi componenti, SCI e non, che la sua realizzazione in modo omogeneo. Una manifestazione itinerante potrebbe essere interessante, se opportunamente pubblicizzata. Forse Federchimica potrebbe essere interessata; nel caso un supporto economico-logistico sarebbe determinante. Sicuramente non è un evento che possa essere realizzata su una base puramente volontaristica a "costo zero", in quanto il supporto di operatori esperti in campo pubblicitario-pubblicistico sarebbe opportuno.
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