On. MINISTRO Letizia Moratti
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE , UNIVERSITA’ e RICERCA
ROMA

Oggetto: Riforma del II Ciclo d’Istruzione e Formazione: l’insegnamento della Chimica

Onorevole Ministro,

come è sicuramente a Sua conoscenza, la Società Chimica Italiana (SCI) è una società scientifica che riunisce la maggioranza dei chimici italiani, sia provenienti dai settori dell’insegnamento universitario e superiore, sia dai comparti dell’industria e degli enti di ricerca e controllo.

La SCI ha tra i suoi scopi statutari la diffusione e il miglioramento delle cultura chimica e in particolare quello di promuovere e favorire lo studio della Chimica nelle Università e nelle altre Scuole di ogni ordine e grado.

La comunità scientifica che la SCI rappresenta è molto preoccupata dello scarsa considerazione data alla Chimica nel progetto di Riforma del II Ciclo d’Istruzione e Formazione come si può facilmente rilevare dagli schemi di DL pubblicizzati finora. In particolare l’assenza della Chimica dal Liceo economico avrà come conseguenza che nell’attuale società una larga parte degli studenti uscenti dalla scuola secondaria non abbia alcuna conoscenza di Chimica.

Nei Licei di tipo umanistico e nel Liceo scientifico la Chimica si trova accorpata con altre tre discipline nel raggruppamento “Scienze naturali, Chimica, Geografia e Microbiologia”, cui è stato assegnato un numero di ore settimanali del tutto inadeguato. Nel Liceo artistico troviamo addirittura sotto la dicitura “Scienze naturali” contenuti di Biologia, Anatomia, Astronomia, Scienze della terra e Chimica. Nel primo biennio del Liceo Tecnologico, forse per un errore di scrittura, nell’ultima versione dello schema di DL troviamo l’aggruppamento “Chimica e Fisica”.

Se la visione di una scienza integrata è accettabile e forse anche proficua nei livelli scolastici inferiori (scuola primaria e secondaria di primo grado), ai livelli superiori l’ oggetto di insegnamento/apprendimento deve essere rappresentato dalle discipline specifiche, differenziate tra loro in relazione ai differenti statuti, alle diverse metodologie, ai differenziati campi di indagine. Se è vero che sapere la Chimica non significa necessariamente saperla insegnare, è altrettanto vero che non sarebbe mai possibile il contrario: non è infatti possibile insegnare Chimica senza “saperla” nel senso di dominarne la struttura, le molteplici successioni logiche, i linguaggi specifici. Ciò significa che per insegnarla non basta conoscerla, ma occorre averne il pieno controllo epistemico.

Anche se pleonastico, è bene dunque ricordare che Chimica, Fisica, Biologia, Scienze Naturali non sono “affini” se non per il fatto di appartenere, come altre del resto, all’orizzonte della Scienza e tuttavia si tratta di discipline anche radicalmente differenti, indipendentemente dalle aree di comune “servizio”. Per questo il raggruppamento di Scienze Naturali, Chimica, Geografia e Microbiologia nella classe di abilitazione 60/A, al di là delle lontane origini è assolutamente obsoleto per la scuola di oggi e tanto più per quella di domani che la Riforma intende prefigurare. Come detto, per ottenere un buon insegnamento in una disciplina occorre che chi la insegni disponga di una preparazione adeguata e di una esperienza consolidata. E’ evidente che non è possibile avere una preparazione approfondita in quattro discipline che sono oggetto di corsi di laurea specifici e che hanno in comune un numero di crediti assai esiguo.

I docenti della classe 60/A sono in grande prevalenza laureati in Scienze Naturali o Scienze Biologiche e dunque impossibilitati a disporre di quella conoscenza esperita che deriva dal dominio epistemologico della Chimica. Al di là della qualità personale dei singoli docenti, è evidente a tutti che i risultati conseguiti in questi casi dagli allievi sono del tutto insoddisfacenti. Ne danno prova le indagini sul livello di conoscenze scientifiche e più propriamente relative alla Chimica acquisite dagli studenti italiani delle scuole secondarie e i risultati dei Test per l’Accertamento dei Requisiti Minimi per l’accesso alle Facoltà di Scienze MFN. Anche la caduta delle iscrizioni ai corsi di laurea in Chimica può ascriversi in parte a questa stessa causa: è evidente infatti che un buon insegnamento di Chimica nelle scuole medie superiori e in particolare nei Licei è essenziale per suscitare l’interesse per la disciplina e per orientare eventualmente gli studenti a proseguire gli studi in questa direzione.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha promosso il progetto “Lauree scientifiche” per incentivare, tra l’altro, le iscrizioni ai corsi di laurea in Chimica i cui numeri sono ritenuti inferiori alle esigenze della nostra società. Tale progetto merita certo il nostro plauso, ma, per essere efficace, deve essere accompagnato dal miglioramento della formazione chimica degli studenti nella scuola secondaria.

La comunità scientifica rappresentata dalla Società Chimica Italiana chiede pertanto che il progetto di Riforma preveda che in tutti i Licei sia presente l’insegnamento della Chimica come disciplina autonoma, accompagnata da una adeguata attività sperimentale e che esso sia affidato agli abilitati della classe 13/A (Chimica e Tecnologie chimiche), la cui preparazione chimica è garanzia di una seria offerta formativa.

Roma, 31/3/2005

Il Presidente
Prof. Francesco De Angelis

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