Newsletter n. 9
Incuriosito da un articolo di Marina Mauro su Inquinamento sono andato personalmente a verificare su Google quanto un pensionato di 63 anni -di nome John Kanzius- avrebbe casualmente scoperto. Malato di tumore, usando un’apparecchiatura per la radioterapia, ha rivelato che l’acqua salata brucia come un combustibile se sottoposta ad onde radio capaci di dissociare l’acqua in idrogeno e ossigeno.
Nel sito ho anche trovato scritto che lo scetticismo iniziale è stato superato dalla ripetizione dell’esperimento con la partecipazione di un chimico e dalla certificazione della fiamma da parte dell’Ufficio Brevetti americano.
Luigi Campanella
Fertilizzare gli oceani con Fe(II) al fine di incrementare la formazione del fitoplancton e quindi la capacità di fissare anidride carbonica: è un’ipotesi a cui si ragiona da tempo. Mi chiedo: e i residui? E l’eccesso di zooplancton che ne deriverebbe? E le variazioni di concentrazione di ossigeno che ne risulterebbero? Non ho trovato nella letteratura sull’argomento adeguate informazioni. Aspetto commenti.
Luigi Campanella
In merito al bisfenolo A nei biberon dei bambini
Non desta preoccupazioni, in Europa quantomeno, l'esposizione al bisfenolo A, la sostanza impiegata nella fabbricazione dei contenitori per alimenti, bottiglie di plastica e biberon compresi.
Vanno in questo senso le dichiarazioni di Maria Rosaria Milana, del Dipartimento Ambiente e prevenzione primaria dell'Istituto Superiore di Sanità, in risposta alla preoccupazione destata dalla decisione del Canada di eliminare dal mercato gli articoli contenenti BPA . ''L 'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha ritenuto che l'esposizione della popolazione europea al BPA, compresi i lattanti, sia inferiore ai limiti considerati di tollerabilita''. L'EFSA ha infatti tenuto presente anche l'esposizione dovuta all'uso di biberon in policarbonato, e anche per questa fascia di popolazione l'Autorità ha verificato che si è nella soglia di sicurezza. Il BPA, ha proseguito l'esperta, è sotto osservazione da anni proprio per i suoi possibili effetti come interferente endocrino con possibili influenze sullo sviluppo del sistema riproduttivo. Un effetto osservato in sperimentazioni su animali da laboratorio esposti, però, ad alte dosi di BPA per via alimentare.
Inoltre, è provato che il BPA viene ceduto in quantità minime dalla plastica al prodotto alimentare, e per questo l'EFSA ha fissato valori limite di tollerabilità, pari a 0,05 milligrammi di sostanza per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Il punto, osserva l'esperto chimico, è che ''non è dimostrato che tali effetti nocivi sulla salute possano verificarsi anche a basse dosi di esposizione''. ''Oggi, quindi - ha concluso Milana - sono previsti precisi limiti di sicurezza, ma è chiaro che, a fronte di nuovi dati scientifici validi circa gli effetti del BPA, questi andrebbero rivalutati. Se però non interverranno nuove conoscenze scientifiche validate, non c'è ragione di rivederli''.
Pillole di Scienza
• L’Università del Tennesse e quella di Santa Cruz hanno insieme pubblicato i risultati di una ricerca finalizzata all’individuazione delle molecole presenti sull’edera e che ne possano giustificare la ben nota capacità di “attaccare” ovunque. Sono stati isolati 19 composti, ora sotto analisi, per la loro possibile applicazione nel campo degli adesivi.
• Ha ricevuto la certificazione per l’utilizzo della macchina negli ambienti adibiti al trattamento dei prodotti alimentari ed è candidata al premio Innovation Award 2008 (premio all’innovazione tecnologica nel settore della pulizia); si sta parlando di ech2o una macchina per la pulizia dei pavimenti che impiega solo acqua attivata elettricamente, ossigenata, elettrolizzata sì da renderla ricca di nanobolle di H2, che funzionerebbero, attraverso un processo non solo meccanico, ma anche chimico (ma la spiegazione è francamente opinabile!), da sistema detergente. Il vantaggio enorme è l’assenza di detersivi, un tipo di inquinante in continua ascesa e l’assoluta innocuità verso superfici e finiture.
• La prima laurea in nanotecnologie è targata Danimarca: 20% fisica, 10% chimica, 12% matematica, 12% nano scienze, 10% biologia molecolare, rimanente opzionale. Un recente check fra studenti ed industrie danesi ha evidenziato la buona corrispondenza fra la domanda industriale e l’offerta “competenze” dei neolaureti.
• La prima moda delle nanotecnologie ha riguardato l’incremento del controllo delle strutture a livello di nanoscala per migliorare le proprietà e le funzionalità dei materiali. I materiali moderni si basano sulla capacità di controllare sia la struttura di interfaccia che la superficie delle particelle per ottenere proprietà sempre migliori. I materiali funzionali per elettronica e polimerica stanno modificando il nostro modo di vivere ed i materiali moderni possono aiutarci ben al di là degli aspetti medici delle nanotecnologie fino a produrre dispositivi completamente funzionali su nanoscala.
Pillole di Chimica
• I metalli preziosi contenuti nelle marmitte catalitiche stanno obbligando i costruttori di auto a modificare la struttura dei loro prodotti avvicinando quanto più possibile al motore le marmitte e così rendendone impossibile il furto.
• Con test su animali, ricercatori americani ed inglesi sono arrivati alla conclusione che il rischio che deriva dai nanotubi di carbonio è confrontabile con quello dell’asbesto, in termini di nano particelle e nanofibre.
• Quando gli atomi formano una molecola gli elettroni di valenza del guscio esterno vengono de- localizzati, per essere condivisi. Ma che accade agli elettroni del guscio interno? Ricercatori di tre Università (Kansas - USA), Wolfgang Goethe (Germania), Aerospazio (Russia) insieme hanno dato una risposta salomonica: in dipendenza da come si esegue la valutazione (effetto Auger, effetto fotoelettrico) per rispondere, il risultato può essere l’uno o l’altro.
• Alcuni ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno fatto un’importante scoperta: i batteri aderiscono ai polimeri tanto più quanto più tali composti sono duri e rigidi pertanto, tenuto conto dei problemi comuni e gravi che derivano al corpo umano dalla presenza di impianti sui quali le culture batteriche crescono, viene suggerito di variare la rigidità dei polimeri in essi impiegati.
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Nota: le notizie che vengono riportate sono estratte dalla stampa scientifica accreditata soprattutto di provenienza estera.