Newsletter n. 26
La “terra nera” degli Indios
Nell'Istituto di Biometeorologia del CNR, a Firenze, diretto dal Professore Franco Miglietta, è stata condotta una ricerca avente per oggetto la “terra nera” degli Indios, alla quale è stato dato il nome di BIOCHAR. Questa terra è ottenuta da scarti vegetali mediante pirolisi di tali sostanze sotterrate.
I risultati hanno portato a considerare che il biossido di carbonio che si forma con questo sistema, resta intrappolato nel terreno, agendo positivamente sull'effetto serra, oltre a significativi vantaggi energetici.
Assurda commistione
Nel numero del 4 giugno 2009 la rivista “L'Espresso”, nell'articolo “Se ti laurei, qui trovi lavoro” presenta i rapporti numerici tra le varie lauree e le relative opportunità occupazionali. Le lauree sono indicate secondo raggruppamenti, ed in uno di questi è testualmente scritto “Chimico-farmaceutico”, indicando come professioni corrispondenti “farmacista, chimico industriale, chimico”.
E' facile comprendere il danno che si commette alle lauree in chimica e chimica industriale, dato che “stranamente” sono sommati i numeri dei chimici con quelli dei farmacisti (senza alcuna distinzione!...). Essendo, però, questi ultimi in numero molto elevato rispetto alle loro reali possibilità occupazionali (che, al contrario, sono molto scarse), agli occhi delle future matricole risulterebbero invece molto basse le probabilità di lavoro futuro per l'intero raggruppamento, proprio a causa della accennata assurda commistione!
Mostra “DARWIN 1809-2009”
Può risultare importante sapere che nel periodo 4 giugno-25 ottobre ci sarà a Milano la “DARWIN 1809-2009”, che a Roma ha riscontrato un notevole successo. La mostra contiene percorsi guidati e laboratori per le scolaresche.
Per informazioni: www.darwin2009.it
(Notizia fornita dalla rivista “Panorama”).
Dinosauri, cancro e spettrometria di massa
Ad una prima occhiata le ricerche su dinosauri e cancro non sembrerebbero avere niente in comune. Ma non è così: per entrambe la spettrometria di massa, meglio le tecniche più sofisticate di essa, possono risultare determinanti. La nostra capacità di estrarre ed analizzare il materiale genetico da differenti specie ha fatto significativamente avanzare la nostra comprensione dell’evoluzione e dell’adattamento degli organismi. Ma che cosa apprendiamo rispetto a specie antiche ed estinte? In questi casi ottenendo DNA o RNA da campioni diversi può essere molto difficile, se non impossibile ottenere informazioni rendendo imperscrutabile il mistero dell’evoluzione o della scomparsa di alcune specie dal corso della storia.
La spettrometria di massa ha rivoluzionato questi studi, superandone i limiti esplorativi. Le stesse tecniche consentono di individuare nuove proteine marcatori di alcune malattie, prime fra tutte i tumori della prostata, gettando anche le basi per disegnare nuovi farmaci contro tali malattie. La speranza è che rinforzando la nostra capacità di scoprire sottili mutazioni proteiche e le conseguenti mutazioni del DNA, sarà possibile evidenziare tumori sin dalla loro primissima formazione e quindi prevenirne lo sviluppo.
Scienze dello spazio
Le Scienze, aprile 2009, n. 488
L’alba dei razzi elettrici
Le sonde spaziali di nuova generazione sono spinte da motori al plasma di grande efficienza. Di Edgar Y. Choueiri
I razzi convenzionali producono la spinta bruciando combustibili chimici. I razzi elettrici invece sospingono i veicoli spaziali accelerando mediante campi elettrici o elettromagnetici una nube di particelle cariche, vale a dire un plasma. Malgrado offrano livelli di spinta assai inferiori a quelli dei razzi chimici, a lungo andare i razzi elettrici permettono ai veicoli spaziali di raggiungere velocità più alte con la stessa quantità di propellente. Le alte velocità raggiungibili e la grande efficienza nell'uso del propellente rendono i razzi elettrici molto utili per le missioni nello spazio profondo.
CCPI
Presentato anche quest’anno il CCPI, la classifica dei risultati e dell’impegno dei paesi nella lotta al cambiamento climatico.
Nessun paese sta facendo abbastanza per fermare il global warming. A livello globale le emissioni crescono e cresce anche la qualità di CO2 rilasciata per unità di PIL.
La classifica è basata per il 50% su risultati in termini di riduzione delle emissioni, per il 30% sul trend e per il 20% sulle politiche adottate.
Nella classifica di quest’anno il podio è stato lasciato volutamente vuoto proprio perché nessun paese si sta impegnando a sufficienza nel taglio della CO2. I paesi che stanno facendo di più per ridurre le loro emissioni – Svezia, Germania e Francia – sono così rispettivamente al 4°, 5° e 6° posto nella graduatoria.
L’Italia peggiora e perde 3 posizioni rispetto all’anno scorso, scivolando dal 42° al 44° posto.
“A salvare l’Italia dagli ultimissimi posti della classifica – sottolinea Legambiente – le poche ma importanti misure adottate in questi anni, come il conto energia per la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55% per l’efficienza energetica.
(Relazione annuale di Legambiente)
Dall’Europa
◊ Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per un taglio delle emissioni dei gas serra nei paesi industrializzati rispetto ai livelli del 1990 pari a 24 – 40% nel 2020 ed all’80% nel 2050. Le misure da adottare coprono tutte le aree dell’attività sociale: energia, biocarburanti, efficienza energetica, mobilità, cattura dell’anidride carbonica, agricoltura, foreste, protezione del suolo, gestione delle risorse idriche, rifiuti rispetto ai quali viene richiesto un impegno in termini di sostegno alla ricerca scientifica e viene segnalata l’importanza del 7° Programma Quadro.
Circa il nucleare – nella logica di un colpo al cerchio ed uno alla botte – ne viene segnalata l’importanza nel futuro mix energetico, ma senza impegnare – come richiesto da un emendamento poi bloccato – i Paesi membri a programmi definiti.
◊ L’Unione Europea denuncia la stagnazione dei finanziamenti alla ricerca dell’università nei 27 Paesi dell’Unione, fermi complessivamente all’1,84% del PIL, ben lontano dal 3% stabilito come traguardo nell’accordo di Lisbona. La mancanza di risorse e di opportunità si trasforma anche in una perdita di cervelli attratti da Paesi terzi; benché formati – ed il loro numero proprio per l’attrazione esercitata dall’UE è elencato – in Europa. Circa le pubblicazioni viene rilevato come gli Europei siano più prolifici, ma gli statunitensi esercitino un maggior impatto. Stesso discorso per i brevetti e per la quota ricerca della forza lavoro.
Dall’America
• Crisi occupazionale e crollo delle posizioni universitarie post doc disponibili, fino al ritardo delle prese di servizio anche di 1 anno: la vicinanza a quanto accade da noi è evidente ma qui parliamo di Stati Uniti. Uno dei settori più colpiti sembra quello farmaceutico: l’occupazione industriale ha perso 4700 posti (15000 in tutta l’industria chimica). Una delle cause è di certo temporale in quanto la crisi da ottobre è proprio arrivata all’inizio dell’anno accademico bloccando le offerte di borse dopo che già le domande erano state presentate.
• Il Presidente Obama ha indicato nell’energia e nell’ambiente le due emergenze, ma le commissioni governative insistono sui temi della sicurezza, in specie di quella alimentare le cui attuali disfunzioni non dovrebbero essere ricondotte sotto il controllo della Food and Drug Administration. In questo ambiente una delle linee da perseguire viene indicata nella distruzione delle armi chimiche, una raccomandazione finale: che qualsiasi riforma nella gestione del rischio chimico eviti di spazzare via regolamenti e limiti che potrebbero frenare la crescita e l’innovazione industriale oltre che il mercato internazionale; gli aspetti economici non possono prevalere rispetto ad esigenze di sicurezza e salute.
A proposito di sperimentazione animale
Sorprendentemente Nature ha assunto una posizione non contraria alla sperimentazione animale sia suggerendo al presidente USA di essere più cattivo – a modello inglese – contro chi si oppone con metodi non completamente leciti ad essa, sia promuovendo la nascita di attivisti pro sperimentazione animale, sia promulgando un nuovo regolamento sulla materia. Appare anche differenziarsi la posizione di quanti sostengono la sperimentazione su animali modello, purché non invasiva (ad es. comportamentale).
Università: autonomia e mercato
Anche in Francia sta montando la questione universitaria in quanto il processo di modernizzazione (autonomia e mercato) sostenuti dal Presidente viene considerato tecnocratico e inutile, se non preceduto da una politica di arruolamento dei ricercatori. Il punto nodale sembra il rapporto fra Università e le agenzie nazionali di ricerca forse da risolvere sul piano delle differenti aree di pertinenza: locale per le università, nazionale per le agenzie.
Per riflettere
1) Distruggere l’ecosistema per benefici di breve durata è come uccidere una mucca per la sua carne, mentre ci si potrebbe sfamare con il suo latte per molti anni.
2) La scienza insiste sul valore della verità anche se non è conveniente o se è dannoso, la società tende invece a rinforzare i propri interessi; al contrario la scienza non può scoprire se siamo tutti ugualmente degni e rispettosi della legge: è solo la volontà popolare che consente di scoprirlo.
3) Devono gli scienziati studiare razze e quozienti di intelligenza per correlarli? secondo alcuni no perché il collegamento fra razza, sesso e quoziente intellettivo di fatto è una ideologia mascherata da scienza. Secondo altri invece si tratta di una ricerca moralmente difendibile ed importante per l’acquisizione della verità; la rinuncia è più degna di una religione che di una scienza.
Chimica e Celiachia
Nella newsletter n. 25 sono riportate delle informazioni su ricerche relative alle problematiche legate alla celiachia. Ritengo necessario fare alcune precisazioni soprattutto per la parte relativa all'attrattività di questa problematica per noi chimici. Sicuramente questo può essere un settore in cui possiamo fare molto ma ad onor del vero molto è già stato fatto.
Da circa un decennio mi occupo di cereali minori (ovvero delle diverse specie di farro e del grano grosso o del faraone) il cui consumo è stato visto, e talvolta lo è tutt'ora, come la risoluzione dei problemi di tossicità del glutine per i celiaci. In realtà esiste ormai una vasta letteratura che dimostra la "tossicità" per i celiaci anche delle diverse specie di farro come pure del grano grosso forse più conosciuto col nome di Kamut, la varietà commerciale di questa specie ormai reperibile con una certa facilità anche in Italia. E' stato dimostrato che l'impossibilità a consumare cereali e loro derivati da parte dei celiaci è legata alla presenza nel glutine di specifiche frazioni proteiche. La problematica è abbastanza complessa ed al momento lo screening di collezioni di germoplasma non ha individuato accessioni appartenenti ai cereali minori del tutto prive delle frazioni indesiderate. D'altro canto, non è possibile al momento impedire l'accumulo nelle cariossidi di queste frazioni proteiche inibendo l'espressione dei geni codificanti per tali frazioni. Ad oggi risultati interessanti, presentati sia a convegni che riportati su riviste scientifiche indicano come più promettente la via della detossificazione delle farine prima di utilizzarle per la preparazione di derivati. Risultati incoraggianti sono stati ottenuti per il frumento ricorrendo ad una lunga fermentazione degli impasti in presenza di opportune miscele di batteri lattici selezionati e proteasi fungine. Le farine così detossificate si prestano abbastanza alla preparazione di pane o prodotti similari sebbene ci sia ancora da lavorare molto per ottenere prodotti con una qualità organolettica e caratteristiche tecnologiche soddisfacenti.
(Commento della Dr.ssa Angela R. Piergiovanni)
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Nota: le notizie che vengono riportate sono estratte dalla stampa scientifica accreditata soprattutto di provenienza estera.