Newsletter n. 38
La Società Chimica Italiana – come ho anche di recente ricordato – ha in atto un accordo di reciproca collaborazione con il WWF. Due sono al momento gli argomenti alternati oggetto di tale collaborazione:
1)Le navi dei veleni;
2)La foresta amazzonica.
Per il primo vedi oltre in questa newsletter. Parliamo del secondo. La foresta amazzonica è il termometro naturale del nostro Pianeta: danneggiarla significa minacciare la nostra vita di tutti i giorni.
Negli ultimi 30 anni la foresta amazzonica ha perso qualcosa come 520 mila chilometri quadrati, un’area più grande della Spagna! L’anidride carbonica prodotta dalle attività umane aumenta giorno dopo giorno, le catastrofi naturali ci colpiscono in modo imprevedibile e violento, le temperature medie del pianeta continuano a crescere: ora più che mai è fondamentale salvaguardare le foreste tropicali, perché funzionano come veri e propri regolatori del clima.
Per questo è così importante sostenere il WWF nel suo difficile obiettivo di proteggere la foresta amazzonica. Perché, in realtà, significa proteggere noi stessi e le comunità locali che, traendo risorse alimentari direttamente dall’ambiente, sono le più esposte alle conseguenze della devastazione. Negli ultimi anni il WWF ha dimostrato un impegno concreto: In Bolivia, a stretto contatto con la popolazione del luogo, ha creato non solo i presupposti per uno sviluppo eco-compatibile, ma anche una rete proveniente da attività controllate. In Brasile ha partecipato alla creazione di una rete di nuovi parchi e riserve per una superficie di 225.000 chilometri quadrati. Ma c’è ancora molto da fare.
Il WWF in collaborazione con i governi, le organizzazioni internazionali, le popolazioni internazionali e locali, grazie al contributo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha:
1)protetto ben 20 milioni di ettari di foresta in 4 anni;
2)lavorato insieme alle comunità locali per incentivare il consumo di legname proveniente da produzioni sostenibili, dando così una prospettiva di sviluppo economico a lungo termine;
3)sovvenzionato progetti di agricoltura sostenibile, gestione agroforestale, educazione ambientale
ed ecoturismo. - Luigi Campanella -
Contaminazione dell’acqua e del terreno all’interno ed all’esterno della Union Carbide India Limited, Bhopal Sapna Johnson*, Ramakant Sahu, Nimisha Jadon , Clara Duca, H. B. Mathur and H.C. Agarwal
Pollution Monitoring Laboratory (PML), Centre for Science and Environment (CSE), Core 6A, Fourth Floor, India Habitat Centre,
Lodhi Road, New Delhi-110003, India
La città di Bhopal in Madhya Pradesh (India) nel Dicembre 1984 soffrì del peggior disastro industriale mondiale, circa 5,000,000 di abitanti furono esposti al gas tossico (metil isocianato) dell’Union Carbide India Ltd (UCIL) fabbrica di pesticidi che produceva Carbaryl, Aldicarb e Sevidol una formulazione di Carbaryl e Gamma-esaclorocicloesano (-HCH).
Migliaia di persone morirono di cui da 3,000 a 20,000 immediatamente. Malgrado i componenti del gas tossico rilasciato siano rimasti nell’ambiente per un periodo di tempo relativamente breve la fabbrica, ora abbandonata, rimane pesantemente contaminata con una serie di inquinanti persistenti che includono il -HCH ed altri isomeri di HCH, come risulta dalle relazioni di Green Peace ed altri.
Il Laboratorio di Monitoraggio dell’Inquinamento (Pollution Monitoring Laboratory: PML) del Centro per la Scienza e l’Ambiente (CSE), per definire l’estensione della contaminazione chimica 25 anni dopo l’incidente, ha valutato, in campioni di acqua e terreno provenienti dalla fabbrica UCIL, ed intorno alla medesima, la presenza di composti clorurati del benzene, organoclorurati, pesticidi carbammati e metalli pesanti – prodotti chimici tossici che furono sia usati come ingredienti o costituivano sia i prodotti dell’impianto che gli scarichi.
E’ stato analizzato il contenuto di 5 benzeni clorurati, 4 organoclorurati, 2 pesticidi carbammati e 5 metalli pesanti su di un totale di 12 campioni di acqua ed 8 di terreno, con metodologie ampiamente ed internazionalmente utilizzate basate sui protocolli della United States Environment Protection Agency (USEPA), quali GC-ECD, GC-MS, HPLC (rilvelazione post-column a fluorescenza) e AAS.
I campioni di terreno ed acqua provenienti dalla fabbrica risultarono fortemente contaminati con una concentrazione di pesticidi sino a 10.000 ppm per gli isomeri dell’HCH ed i benzene-clorurati. Metalli pesanti quali il cromo sono stati determinati a concentrazioni sino a 1.000 ppm ed il mercurio sino a 8.000 ppm.
I campioni di acqua provenienti dall’interno della fabbrica e dalle aree circostanti risultano contaminati da pesticidi a concentrazioni che variano da 1.1 a 59.3 volte gli standard imposti dal Bureau of Indian Standard per l’acqua. La concentrazione media in tutti i campioni di acqua di falda è 0.006 ppm pari a 12 volte il livello standard.
Si è così visto che anche dopo 25 anni i residenti dell’area intorno alla fabbrica UCIL sono ancora esposti ad acque e terreni chimicamente inquinati ed a rifiuti della fabbrica e probabilmente continueranno ad essere esposti sinché il sito rimane contaminato.
*Corresponding author: TEL: 91-11-24645334 FAX: 91-11-24645335
E-MAIL: sapnajohnson06@yahoo.co.in
Dr Sapna Johnson
Deputy Coordinator, PML
Da “Sapere” estratto:
Il grafico degli investimenti in ricerca e sviluppo nell’UE dei 27 è piatto. Lo comunica l’Eurostat che ha diffuso all’inizio di settembre scorso i dati del rapporto su scienza tecnologia e innovazione in Europa: nel 2007, i 27 stati membri hanno investito complessivamente poco meno di 229 miliardi di euro, l’1,85 per cento del PIL europeo. Praticamente la stessa quota del 2006. Tre nazioni rappresentano da sole il 60 per cento degli investimenti: Germania, con 62 miliardi (il 2,54 per cento del PIL), Francia con 39 miliardi (il 2,084 per cento), e Gran Bretagna con 37 miliardi (l’1,79 per cento). Stilando una classifica per percentuale del PIL, invece, le più virtuose sono Svezia con il 3,6 per cento, Finlandia con il 3,47 per cento, Austria con il 2,56 per cento; fanalino di coda è Cipro, con lo 0,45 per cento. L’Italia? La tabella diffusa da Eurostat riporta i dati del 2006, perché quelli del 2007 non sono disponibili. La spesa era allora di 16.831 miliardi di euro, corrispondenti all’1,13 per cento del PIL. Cifra ben inferiore alla media europea e soprattutto a quel 3 per cento che, secondo la Strategia di Lisbona, andrebbe raggiunto entro il 2010. Altri dati emersi dal rapporto riguardano la percentuale di ricercatori, che arrivano quasi all’un per cento in Europa e rappresentano lo 0,6 per cento nel nostro Paese, come in Polonia e nei Paesi Bassi; dietro di noi solo Turchia, Romania, Bulgaria e Cipro. Per quanto riguarda il numero di impiegati totali nel settore – non solo ricercatori – la Finlandia è al primo posto (3,2 per cento), l’Italia è al sedicesimo posto (1,3 per cento) mentre l’ultimo spetta alla Romania (0,6 per cento).
Pillole
● Le Università in Italia: sono troppe o poche? Se ne sentono sui due fronti. In Italia sono 80, in
Francia 112, in Inghilterra 153, in Giappone 820, Irlanda 41, Finlandia 52, India 8900, Israele 32.
Se rapportate alla popolazione il dato italiano è il più basso. C’è da dire che questi 80 Atenei presi nel loro complesso garantiscono all’Italia il 12° posto nel mondo ed il 7° in Europa: infatti fra le prime 600, ci sono 22 italiane.
● Per produrre elettricità e chemicals si spreca calore che, se recuperato, rappresenterebbe un notevole risparmio in fatto di costi complessivi. La generazione separata di calore e elettricità è una pazzia dice Thomas Custer. Sono partiti molti studi il più significativo dei quali riguarda l’impiego di materiali per bassa termoconducibilità. La Danimarca è il Paese forse più avanzato nella produzione combinata di energia e calore tanto che Peter Lund, responsabile di uno dei progetti energetici danesi, si è permesso di dire che gli Stati Uniti sembrano oggi come la Danimarca di 25 anni fa (per questo aspetto).
● Per riflettere (da Nature):
- L’eugenetica non è soltanto un concetto legato alla Germania nazista o alle sterilizzazione dei disabili, è purtroppo presente in molte scuole americane e inglesi dove gli studenti “bravi” sono separati dagli altri.
- Per vincere la fame nel mondo non bisogna regalare alimenti, ma insegnare ai contadini a produrli.
- È più difficile allevare una famiglia da impiegata del supermercato che da professore di fisica.
● Una nuova formula di formazione: i programmi di comunità – collegi che offrono corsi ed opportunità di stage attraverso una rete industriale che ne stimola e prefigura il possibile ed agevolato salto nel mondo del lavoro a titolo conseguito. I corsi sono biennali ed indirizzati verso le esigenze della rete. Interessano circa 1200 industrie e 12000000 studenti, la metà non laureati.
● Sull’ “origine delle specie” il titolo del lavoro di Darwin del 1859 che sembrava promettere una soluzione del mistero, ancora oggi si discute. Grazie a Darwin sappiamo molto di più di 150 anni fa, ma il mistero per alcuni aspetti non è completamente chiarito e le soluzioni possibili si sono moltiplicate.
● Le priorità energetiche individuate dalla Commissione Europea sono
- Energie rinnovabili
- Cattura e immobilizzazione della CO2
- Energia nucleare
spostando su di esse dei residui del fondo agricoltura pari a 5 miliardi di euro.
● I Ministri della Ricerca Europea hanno raccomandato che si raggiunga quanto prima la quota del 3% del PIL investito in ricerca: c’è da chiedersi come il Ministro italiano nel fare le raccomandazioni possa aver giustificato gli attuali 2 punti di distanza dal valore desiderato per il nostro Paese. L’altra importante raccomandazione ha riguardato il processo di Lisbona: infrastrutture di ricerca, programmi comuni, carriere dei ricercatori, cooperazione internazionale, condivisione delle conoscenze.
● La Commissione Europea ha annunciato che 105 miliardi di Euro saranno investiti nell’economia verde per creare nuove opportunità di lavoro di difficile collocazione nelle economie emergenti come Cina e India. Se si tiene conto del fatto che la cifra rappresenta circa 1/3 del budget per la politica regionale 2007 – 2013 ed è circa il triplo di quanto finanziato nel periodo 2000 – 2006 c’è da dire che l’effetto Obama si risente anche da noi.
● Il Gruppo Europeo per la concorrenza commerciale ha identificato tre sfide chiave
1)approvvigionamento energetico
2)cambiamenti ambientali globali
3)concorrenze delle industrie dei Paesi emergenti
concludendo con tre raccomandazioni
1)più innovazioni
2)uso responsabile delle risorse naturali
3)mercati aperti alla competizione.
● La Commissione Europea ha completato la revisione dei pesticidi esistenti sul mercato sin dal 1993. Si tratta di circa 1000 sostanze, 250 delle quali hanno superato la valutazione di sicurezza. Tutti i pesticidi rivisti hanno subito una dettagliata valutazione di rischio rispetto ai loro effetti sugli uomini e sull’ambiente. I rimanenti 3/4 sono stati scartati in quanto non è pervenuta la relativa documentazione o perché non più prodotti.
● Un Erasmus per le piccole e medie imprese, come quello per gli studenti, consente nel 2010 a 870 imprenditori di passare fra 1 a 6 mesi in un altro Stato membro per svolgere esperienze di manager ed amministratore delegato locale.
Messaggi
◊ Cari Colleghi,
nell’iniziare il mio mandato come Presidente della Divisione di Didattica della Chimica, desidero innanzitutto esprimere la mia sincera gratitudine a tutti i Soci che, con il loro voto, hanno espresso fiducia nei miei riguardi dandomi la possibilità di ricoprire questo difficile incarico.
Sono consapevole del prestigio e dei notevoli contributi al miglioramento delle pratiche d’insegnamento e di divulgazione della Chimica, nella scuola, nell’università e nella società nel suo complesso, di chi mi ha preceduto, ultimo dei quali il Prof. Aldo Borsese che ringrazio per l’impegno profuso. Spero di esserne all’altezza.
Come primo atto della mia presidenza, vorrei rivolgere l’invito a tutti i Soci della SCI, indipendentemente dalla Divisione di afferenza primaria, ad iscriversi anche alla Divisione di Didattica.
È superfluo sottolineare che in tutte le Divisioni della SCI, in un modo o nell’altro, si affrontano temi legati alla didattica ed al potenziamento dell’immagine della Chimica. La Divisione di Didattica si pone come punto di riferimento e di coordinamento per questo genere di attività mettendo a disposizione le necessarie competenze e professionalità e, in questo senso, si può affermare che essa sia veramente trasversale a tutte le aree.
Qualsiasi Socio, indipendentemente dai propri interessi scientifici, dovrebbe farne parte, in modo da contribuire al lavoro di un gruppo di colleghi motivati dagli stessi obiettivi, anche solo per ottenere regolare informazione sulle attività e proposte ma con la possibilità di incidere direttamente sulla politica educativa della nostra Società.
Desidero quindi rivolgere un caldo appello a tutti i Soci, in occasione del prossimo rinnovo della propria iscrizione, a barrare anche la casella relativa alla scelta della Divisione di Didattica come seconda afferenza.
Cordiali saluti ed auguri per un proficuo 2010. - Michele A. Floriano -
◊ Cari Soci
Le navi dei veleni sono purtroppo un dramma esploso improvvisamente (ma che cova da tempo) per il quale gli aspetti politici, sociali, legali, etici si mescolano a volte coprendo quegli scientifici. Mi ha fatto piacere essere convocato dal WWF - convenzionato con la SCI - per un tavolo nazionale sull'argomento al fine di una proposta da presentare ai Governi Nazionale e Locale e soprattutto il rispetto e la fiducia che gli altri componenti del tavolo hanno mostrato nei confronti della SCI e del documento da me prodotto in quella sede.
Affettuosi saluti - Luigi Campanella -
“Le navi dei veleni”
Dietro il dramma delle NAVI DEI VELENI si nascondono problemi, abusi, delitti. Ma mentre giustamente si cerca di scoprirli, condannandone le relative colpe e punendone i comportamenti correlati, l’ambiente marino e la salute dei cittadini sono messe a rischio.
La nave dei veleni può essere considerata un container di sostanze, composti, prodotti (e ci sono differenze!) di origine e natura varia, ma tali da rappresentare una fonte di tossicità. Non è però soltanto la tossicità a caratterizzare le condizioni di pericolo che derivano dal contatto con sostanze pericolose. La stabilità termodinamica e la bioaccumulabilità sono dei cofattori di importante rilievo perché sono responsabilizzati per il maggiore tempo di interazione con l’ecosistema e soprattutto per le maggiori possibili concentrazioni accumulate. Da questo punto di vista le analisi sui sedimenti possono fornire utili informazioni a patto di saperle correttamente interpretare. Infatti l’assenza di particolari analiti, se da un lato è positiva in quanto indice di un mancato accumulo e quindi di basse concentrazioni o di ridotta accumulabilità, essa può anche denunciare che per certe molecole rilasciate si sia già compiuto il ciclo reattivo con l’ecosistema.
Da ciò deriva come sia indispensabile acquisire informazioni qualitative sulla natura dei carichi delle navi. Rifiuti radioattivi, pesticidi, metalli pesanti, armi chimiche non sono la stessa cosa; si comportano in modo diverso per gli aspetti di stabilità, di ossidabilità, di solubilità. L’acqua marina ha una forza ionica che può modificare le caratteristiche di solubilità per di più risentendo nella sua composizione della concentrazione di alcune specie capaci di interagire, in genere positivamente, sui processi di dissoluzione.
Circa l’ossidazione le condizioni di pressione che si hanno generalmente al livello di questi relitti e la ridotta concentrazione di ossigeno rispetto all’atmosfera obbligano a riconsiderare le costanti termodinamiche delle reazioni di ossidazione rispetto alle condizioni ambiente.
C’è poi l’aspetto della stabilità del contenitore. Possiamo paragonare questo ad una bomba ad orologeria. Fino all’ora X non presenta pericoli, ma dopo si passa da nulla a tutto: quando la bomba scoppia, e cioè nell’analogia il contenitore perde la tenuta, la fuoriuscita da esso del contenuto può avvenire con grande rapidità tenuto anche conto del carattere fluido del sistema e della capacità solvente elevata dell’acqua di mare.
Potrebbe essere accaduto che mentre si discute degli aspetti politici, giuridici, etici ed amministrativi l’ora X sia scoccata o magari stia per farlo.
Credo che la scienza analitica debba essere subito chiamata a rispondere a queste angosciose domande. E’ vero che le capacità di diluizione del mare - che sono la base della sua grande capacità rigenerativa - rendono le concentrazioni non sempre facilmente determinabili, ma è anche vero che ormai esistono test analitici molto sensibili ed applicabili in situ.
La ricerca di molecole marker che ovviamente cambiano da sito a sito è un’altra direttiva da adottare per potere giungere ad una mappatura, soprattutto finalizzata a valutare le distanze di sicurezza.
Problemi analitici di fatto non ce ne sono: l’ampia disponibilità di metodi lascia solo l’imbarazzo della scelta. Sembrerebbe comunque opportuno in una fase preliminare di screening partire da analisi al plasma-massa, dalla cromatografia nelle varie forme (compresa HPLC-massa), dai test di tossicità chimica e biologica, da alcune analisi enzimatiche. - Luigi Campanella -
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Nota: le notizie flash che vengono riportate sono estratte dalla stampa scientifica accreditata soprattutto di provenienza estera e sono scelte a cura del Presidente.