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Chemical News - 19 aprile, 2018 - 14:53
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Chemical News - 18 aprile, 2018 - 22:26
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Chemical News - 18 aprile, 2018 - 20:49
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Chemical News - 18 aprile, 2018 - 17:22
A non-toxic variation on the ‘pharaoh’s snakes’ reaction yields high-surface-area catalysts for fuel cells

Future of U.S. biomedical research enterprise threatened by academic imbalances

Chemical News - 18 aprile, 2018 - 17:01
Postdocs, early career scientists need more support, National Academies study says

Scienziate che avrebbero dovuto vincere il Premio Nobel: Marietta Blau (1894-1970)

BLOG: LA CHIMICA E LA SOCIETA' - 18 aprile, 2018 - 07:14

Rinaldo Cervellati

I am taking the liberty of drawing your attention to a case close to my heart. Since three years my colleague, the physicist Dr. Marietta Blau, lives in Mexico City…I know Miss Blau as a very capable experimental physicist who could render valuable service to your country.“

Albert Einstein

(parte della lettera scritta da Einstein al Ministro dell’Educazione del Messico nel 1941)

Chi è stata e cosa ha fatto dunque Marietta Blau? Nasce a Vienna il 29 aprile 1894 da Mayer (Marcus) Blau e  Florentine Goldzweig Blau, una famiglia ebrea benestante. Suo padre, famoso avvocato ed editore musicale attivamente impegnato nei circoli culturali della Vienna di fine secolo, promosse la sua educazione. Dopo aver ottenuto con distinzione il diploma di maturità dal liceo femminile gestito dall’Associazione per l’Educazione Estesa delle Donne, Marietta studiò fisica e matematica all’Università di Vienna dal 1914 al 1918; ottenne quindi il dottorato nel marzo del 1919 discutendo una tesi sui raggi gamma.

Marietta Blau

Dal momento che le opportunità di lavoro accademico in fisica erano molto scarse per le donne, si rivolse all’industria. Nel 1921 si trasferì a Berlino per lavorare presso un produttore di tubi a raggi X. Rinunciò a questa posto per diventare assistente presso l’Istituto di Fisica Medica dell’Università di Francoforte sul Meno. Questa fu l’occasione per Blau di lavorare in fisica medica, istruendo i medici sulle basi teoriche e pratiche della radiologia e di pubblicare articoli di ricerca nel settore. Entrambe queste attività si sarebbero dimostrate importanti più avanti nella sua carriera quando si occupò di radioterapia dei tumori e lavorò ad applicazioni pratiche di dispositivi di conteggio che utilizzavano sostanze radioattive, progettati da lei stessa.

Dal 1923 lavorò come ricercatore non retribuito presso l’Istituto per la Ricerca sul Radio dell’Accademia delle scienze austriaca a Vienna. Tra il 1923 e il 1937, Blau contribuì ad ogni aspetto essenziale della fisica delle emulsioni. Nel 1925 riuscì a distinguere le tracce di particelle alfa, protoni veloci ed eventi fondamentali in emulsioni commerciali, e nel 1927 determinò le energie dei protoni misurando le distanze fra le loro collisioni e i microscopici grani delle emulsioni. Per registrare le lunghe tracce di protoni veloci in modo più accurato, convinse il produttore cinematografico britannico Ilford a addensare le emulsioni usate nei suoi film, sperimentando ogni altro parametro: granulometria, ritenzione delle immagini latenti, condizioni di sviluppo ecc., al fine di migliorare la visibilità delle tracce lasciate da particelle alfa e protoni veloci.

Blau in laboratorio

A partire dal 1932, Blau e la sua assistente Hertha Wambacher determinarono le energie dei neutroni misurando le tracce dei protoni di rinculo in emulsioni contenenti sostanze grasse ricche di idrogeno; nel 1936 iniziarono ad usare emulsioni per studi quantitativi sui raggi cosmici esponendo pile di lastre fotografiche per diversi mesi ad un’altitudine di 2300 metri. Come previsto, registrarono le tracce di protoni e neutroni extraterrestri, ma con loro sorpresa scoprirono anche diverse “stelle di disintegrazione”, che potevano essersi formate solo da particelle cosmiche che disintegravano i nuclei pesanti nell’emulsione.

Questa scoperta suscitò scalpore tra i fisici nucleari e dei raggi cosmici di tutto il mondo poiché dimostrava che la tecnica delle emulsioni aveva raggiunto caratteristiche tali da permettere la registrazione di rari eventi nucleari ad alta energia, aprendo così la strada a ulteriori ricerche in fisica delle particelle. Per questo lavoro, Marietta Blau e Hertha Wambacher ricevettero il premio Lieben dell’Accademia delle scienze austriaca nel 1937.

Negli anni 1932-33 frequentò, con una borsa di ricerca dell’Associazione Austriaca delle Donne Universitarie, l’Istituto del Radio di Marie Curie a Parigi e il Centro di Ricerche di Göttingen.

Blau chiese diverse volte di diventare un membro regolare, stipendiato dell’Istituto di Ricerca, ma la sua domanda fu sempre rifiutata con la solita risposta: “Sai, sei una donna e una ebrea, le due cose insieme lo rendono impossibile”. Quindi per poter continuare a fare ricerca, Marietta Blau dipese dalla sua famiglia per il sostegno finanziario.

A causa della sua discendenza ebrea, Blau dovette lasciare l’Austria nel 1938 dopo l’annessione del paese alla Germania nazista, fatto che causò ovviamente un’interruzione della sua carriera scientifica. Si recò prima ad Oslo, poi grazie anche all’intercessione di Einstein, ottenne una posto di docente all’Instituto Politécnico Nacional di Città del Messico e successivamente all’Università di Vasco de Quiroga. Tuttavia, nell’economicamente disastrato Messico non aveva quasi nessuna possibilità di continuare la sua ricerca.

Nel 1944 riuscì a trasferirsi negli Stati Uniti, dove lavorò nell’industria fino al 1948, in seguito alla Columbia University, al Brookhaven National Laboratory e all’Università di Miami, fino al 1960. In queste istituzioni, è stata responsabile dell’applicazione del metodo fotografico per il rilevamento delle particelle in esperimenti con gli acceleratori di particelle ad alta energia.

Marietta Blau negli USA

Di solito Marietta era descritta come una persona ritirata ed estremamente modesta, che non cercava consensi e evitava la pubblicità. Solo in discussioni e discorsi scientifici perdeva la sua timidezza.

Fu nominata da Erwin Schrödinger (due volte) e Hans Thirring per il premio Nobel.

Nel 1950 il Nobel per la Fisica fu assegnato a Cecil Franck Powell con la motivazione: “per il suo sviluppo del metodo fotografico di studio dei processi nucleari e le sue scoperte riguardanti i mesoni fatta con questo metodo”. Ma Powell, come tutti gli altri ricercatori del settore, iniziò a utilizzare il film fotografico solo nel 1938 dopo che furono riconosciuti i vantaggi del metodo dell’emulsione. Sicchè anche la scoperta del pione di Powell era basata sui lavori di Marietta Blau. Quindi lei avrebbe dovuto essere inclusa, ma il suo nome non fu nemmeno menzionato da Powell.

A questo proposito Ruth Lewin Sime, scrive [1]:

Nel considerare la storia del 20° secolo, bisogna essere attenti agli effetti della persecuzione razziale e dell’emigrazione forzata sull’attribuzione e il riconoscimento del lavoro scientifico. Blau, in quanto ebrea, fu costretta ad abbandonare l’Austria nel 1938. Per 10 anni trascorse una fragile esistenza come rifugiata a Oslo, in Norvegia; Città del Messico, e New York, impossibilitata a perseguire la propria ricerca. Nel frattempo, a Vienna, i suoi ex soci, tutti i nazisti ferventi (inclusa Wambacher), espropriarono il suo lavoro e soppressero il suo nome.

L’emarginazione di Blau è evidente nel processo decisionale per il conferimento del premio Nobel per la fisica nel 1950 a Powell… Sebbene il Premio Nobel del 1936 per Victor Hess e Carl Anderson fornisse un precedente per dividere il premio tra una fondamentale scoperta iniziale e una che venne dopo, è evidente che le donne non erano obiettivamente considerate,…. la documentazione mostra che il comitato di fisica per il Nobel preparò una valutazione sfacciatamente inesatta che ha negato l’importanza e la priorità del lavoro di Blaue e Wambacher.

 

La necessità di un’operazione agli occhi, che non poteva permettersi negli Stati Uniti, riportò Marietta a Vienna nel 1960, dove lei, ancora una volta non pagata, diresse un gruppo di ricerca presso l’Institute for Radium Research.

Nonostante la sua precaria situazione finanziaria rifiutò di accettare una pensione offerta da Ilford e Agfa, che avrebbero desiderato contraccambiare il suo contributo allo sviluppo di emulsioni fotografiche.

Nel 1962 ottenne il premio Erwin Schrödinger dall’Accademia Austriaca delle Scienze, che però allo stesso tempo rifiutò di ammetterla come membro corrispondente.

Gravemente malata, presumibilmente a causa della frequente esposizione alla radioattività, Marietta Blau è morta nel 1970 nel reparto di terapia intensiva di un ospedale di Vienna. Come persona da contattare aveva indicato il custode del suo condominio.

Nessuna rivista scientifica ha pubblicato un necrologio dopo la sua morte.

Marietta Blau is the most tragic figure in the history around cosmic rays. Her life and her work were characterised by adversity and backlashes, yet her achievements and the results of her work excel those of many others, who were awarded the Nobel Prize in context with cosmic rays.

Georg Federmann

 

Siti consultati

Maria Rentetzi, Marietta Blau (1894-1970) ENCYCLOPEDIA https://jwa.org/encyclopedia/article/blau-marietta

R.L. Sime, https://www.academia.edu/4280335/Marietta_Blau_Pioneer_of_Photographic_Nuclear_Emulsions_and_Particle_Physics

  1. Rahmatian, Unlearned Lessons http://www.unless-women.eu/biography-details/items/blau.html

Bibliografia

[1] Ruth Lewin Sime , Marietta Blau in the history of cosmic rays., Physics Today, 2012, 65, 8.

https://physicstoday.scitation.org/doi/pdf/10.1063/PT.3.1728

Novartis and Berkeley researchers team up to tackle the industry’s toughest drug targets

Chemical News - 18 aprile, 2018 - 06:00
The collaborators hope new advances in chemical biology could open up the human proteome

Coatings entrepreneur wants to use his ultrathin films to solve problems in the developing world

Chemical News - 17 aprile, 2018 - 23:00
Having founded three successful start-ups, Durham University chemist Jas Pal Badyal is setting his sights on cleaning up the world’s water

Plastic bans in India expand to 18 states

Chemical News - 17 aprile, 2018 - 22:59
Business leaders concerned about effect on plastics industry, businesses that use plastic products

Mixtures of liver enzymes improve drug leads

Chemical News - 17 aprile, 2018 - 22:07
Technique uncovers potent analogs using less material and time

Chemical makers call for talks to resolve trade tiff with China

Chemical News - 17 aprile, 2018 - 17:35
Tariffs threaten growth of U.S. chemical industry, Congress told

Semiconductor silver sulfide stretches like metal

Chemical News - 17 aprile, 2018 - 17:30
As the first known room-temperature ductile inorganic semiconductor, the material could boost flexible electronics applications

March for Science pushes onward

Chemical News - 16 aprile, 2018 - 21:22
Fewer, smaller events in 2018 than in 2017

Microbes help release CO<sub>2</sub> from eroding rocks

Chemical News - 16 aprile, 2018 - 21:08
Carbon oxidation happens at a faster rate than scientists expected

Il rifiuto di tutti i rifiuti

BLOG: LA CHIMICA E LA SOCIETA' - 16 aprile, 2018 - 08:35

Mauro Icardi

Il rapporto annuale sullo stato dell’ambiente in Italia , redatto dall’Ispra e presentato lo scorso mese di marzo, relativamente ai rifiuti mostra dati solo parzialmente incoraggianti. In crescita la produzione dei rifiuti urbani (+2%), in linea con l’andamento degli indicatori socio-economici. La produzione pro capite aumenta, passando da 487 kg/abitante nel 2015 a 497 kg/abitante nel 2016.

Il dato incoraggiante riguarda la diminuzione , rispetto al 2014, delle quantità totali di rifiuti smaltiti in discarica pari al 8,3%. Tale diminuzione si deve principalmente ai rifiuti urbani , che diminuiscono di circa il 16,2%, mentre i rifiuti speciali diminuiscono dell’1,8%. La percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti a livello nazionale arriva al 52,6% nel 2016 e cresce del 5% rispetto al 2014. Il dlgs 152/2006 (Norme in materia ambientale) prevedeva che si dovesse raggiungere il valore percentuale del 65% di rifiuti destinati alla raccolta differenziata nel 2012. Il dato invece decisamente negativo riguarda la produzione di rifiuti speciali. Diminuiti del 4% nel biennio 2011-2013 principalmente nel segmento dei rifiuti speciali non pericolosi derivanti da attività di demolizione e scavo. Fenomeno da attribuire alla crisi del settore edile.

Nel triennio 2012-2015 la produzione di rifiuti speciali torna ad aumentare (+ 6,8%).

Questa la situazione attuale. Nel passato però, ed in particolare negli anni in del cosiddetto boom economico i consumi crescono, quasi che il consumo stesso si identifichi come l’elemento unificante dell’Italia, insieme alla visione di Carosello. Io non voglio ovviamente scrivere nulla dell’aspetto sociologico di quegli anni. Voglio solo far notare come consumando di più, si producano ovviamente più rifiuti e scarti.

Oggi in qualche modo siamo più attenti al problema. Ma in passato io ricordo perfettamente che nel piccolo paese di montagna dove soggiornavo in estate con i miei genitori non esisteva un servizio di raccolta rifiuti. Ci venne detto di portare i rifiuti in una depressione a lato del torrente che attraversava la valle. Una discarica a cielo aperto bonificata successivamente, quando i rifiuti vennero poi depositati in una discarica nelle vicinanze di Pinerolo, località poco distante. E quindi la passeggiata serale consisteva in questo. Portare una sacchetto di plastica di rifiuti (ovviamente indifferenziati) pochi metri prima di un parco giochi per bambini. Ho ripensato molte volte negli anni a questo episodio, che allora era purtroppo la normalità. In quegli anni la forma corrente di smaltimento dei rifiuti era la discarica. Il problema che questo tipo di atteggiamento ci ha lasciato in eredità è la gestione del percolato che si forma. Ovvero il rifiuto di tutti i rifiuti.Negli anni le caratteristiche del percolato tendono a variare, e ogni discarica produce percolati qualitativamente e quantitativamente diversi. I trattamenti devono essere valutati attentamente, e possono richiedere nel tempo anche variazioni all’impianto di trattamento originale, oppure la necessità di dover trasportare il percolato fuori dal sito, per destinarlo ad altri impianti di trattamento. I trattamenti biologici aerobici possono essere efficaci nel ridurre i composti organici biodegradabili (BOD) e la maggior parte di quelli totali (COD). Anche nel caso di basse concentrazioni di sostanza organica e BOD5/COD < 0,2 si ha una riduzione del COD fino al 50%. Come per tutti i processi di depurazione occorre porre attenzione a pH, temperatura, e a valutare con attenzione lo stato di salute della biomassa attraverso verifiche di respirometria del fango biologico, per valutarne l’eventuale intossicazione.

I trattamenti chimico fisici invece vanno scelti con attenzione e in generale non esiste un solo trattamento che sia efficace. I trattamenti principali possono andare dall’adsorbimento, all’ossidazione chimica, all’evaporazione, allo stripping. Ognuno di essi ha i suoi vantaggi e le sue problematiche. In generale un pretrattamento chimico fisico può diminuire le percentuali di sostanza organica biorefrattaria per i successivi eventuali trattamenti di tipo biologico. E’ importante ovviamente valutare anche quelli che sono i consumi energetici. Un impianto di evaporazione può arrivare a richiedere da 40 a 70 kWh elettrici e tra i 18 e i 40 kWh termici per metro cubo di percolato trattato.

Il problema del trattamento del percolato si lega ovviamente a quello della salvaguardia delle acque di falda. E se si digita su un qualunque motore di ricerca “percolato e falde acquifere” si potrà vedere come questo problema sia tutt’ora uno di quelli su cui occorre porre molto impegno ed attenzione.

In provincia di Varese proprio in questi giorni è tornato alla ribalta quello della discarica di Gerenzano. E’ una discarica che si trova al confine con la provincia di Varese, situata in una zona fortemente urbanizzata.

La storia di questo sito probabilmente è simile a quella di molti altri. Dal 1960 al 1984 vengono scaricati rifiuti speciali e urbani in maniera indifferenziata. Dal 1985 al 1990 (anno di chiusura della discarica) vengono scaricati i soli rifiuti urbani, fino alla chiusura avvenuta nel 1990. Quello che rimane adesso è un sito di circa 30 ettari con 11 milioni di mc di rifiuti depositati. Con le variazioni di livello della falda, spesso questi rifiuti sono venuti e vengono tutt’ora a contatto con la falda poggiando su strati di ghiaia, non essendo impermeabilizzato il fondo della discarica.

Nel 1981 venne prescritta la costruzione di una barriera idraulica realizzata nel 1987 che aveva lo scopo di abbassare il livello della falda e contenere il deflusso degli inquinanti a valle. Nel 1996 viene realizzato un impianto di depurazione sul sito della discarica. Prima il percolato veniva scaricato direttamente nel torrente Bozzente. Durante gli anni sono stati impermeabilizzati gli strati superiori di rifiuti, si è recuperato all’incirca il 10% di biogas prodotto dalla discarica, questo per mitigare i costi di gestione di un sito che ai sensi della normativa del decreto legislativo 152/206 risulta essere in stato di messa in sicurezza operativa.

Rimane l’incognita dell’inquinamento della falda freatica. Al momento i pozzi di captazione di acqua potabile sono posti al di fuori del flusso di acqua che percola dalla discarica.

Ma la parte di falda contaminata è ormai esclusa dalla possibilità di essere utilizzata per un successivo utilizzo a scopo idropotabile.

La discarica di Gerenzano risulta essere censita da Regione Lombardia nell’elenco dei siti contaminati.

La storia di questo sito è probabilmente uguale a quello di molti altri siti simili presenti in tutta Italia. Ma non solo. Per rendersene conto basterebbe andare a vedere (o rivedere) un film emblematico. Il documentario “Trashed” con Jeremy Irons.Stiamo già vedendo, abbiamo notizia della diffusione ambientale di plastica nell’ambiente, le ormai conosciute isole di rifiuti che galleggiano negli oceani. Ma forse non abbiamo coscienza del fatto che in futuro potremmo trovarci in difficoltà con le acque di falda che dovessero contaminarsi.

Le tecniche per il trattamento abbiamo visto esistono. Ma allo stesso modo occorre adottare atteggiamenti diversi, diminuire per quanto più possibile la produzione di rifiuti, e differenziarli.

E considerando le eredità che ci vengono da un passato spensieratamente consumistico, e le situazioni che invece ancora oggi non sono gestite correttamente nei paesi non meno sviluppati, ma con minori risorse economiche, e meno attenzione tecnico-legislativa al problema la gestione corretta di percolato e rifiuti è un ulteriore anello di una catena di impegni da assumere nei confronti dell’ambiente. E di noi stessi.

https://www.slideshare.net/PierAngeloGianni/indagine-sullo-stato-dellinquinamento-della-falda-a-valle-della-discarica-di-gerenzano

https://www.slideshare.net/PierAngeloGianni/discarica-di-gerenzano-per-non-dimenticare-regione-lombardia-09062014

http://www.varesenews.it/2018/04/ex-discarica-linquinamento-della-falda-freatica-non-si-ferma/704544/

Attualmente non risultano compromesse le falde dalle quali si prelevano acque destinate all’uso potabile, perché poste al di fuori della direzione di flu

Fighting ocean plastics at the source

Chemical News - 16 aprile, 2018 - 07:00
Governments, nongovernmental organizations, and industry are turning their attention to developing countries in Asia to stop the flow of plastics into the sea

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